Results tagged “Privacy”

GDPR anticostituzionale ?


  • Dal mio punto di vista il GDPR, e più in generale la legge sulla privacy, in una ottica di servizio al cittadino, viola l'art. 3 della Costituzione italiana.
    Posted on
  • by
  • in

GDPR LogoIl GDPR, il nuovo regolamento europeo sulla protezione dei dati, entrato recentemente in vigore in tutta Europa, secondo me, è anticostituzionale (ammesso che la Costituzione italiana abbia ancora valore).

Dal mio punto di vista il GDPR, e più in generale la legge sulla privacy, in una ottica di servizio al cittadino, viola l'art. 3 della Costituzione italiana.

Rileggiamolo questo articolo 3 della Costituzione italiana:

"Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

E' compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese."

Perché ritengo che il GDPR violi l'art. 3 della Costituzione?

Perché il GDPR fa una bella distinzione tra i dati personali e dati particolari o sensibili e quelli "non particolari", quando invece l'art. 3 della Costituzione non fa distinzioni tra tra i dati di razza, sesso, religione, opinioni politiche e condizioni personali e sociali dei cittadini.

Leggiamo l'art. 9 del GDPR: "È vietato trattare dati personali che rivelino l'origine razziale o etnica, le opinioni politiche, le convinzioni religiose o filosofiche, o l'appartenenza sindacale, nonché trattare dati genetici, dati biometrici intesi a identificare in modo univoco una persona fisica, dati relativi alla salute o alla vita sessuale o all'orientamento sessuale della persona."

Se già la Costituzione garantisce che ogni cittadino è uguale davanti alla legge con pari dignità sociale, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, allora perché il Regolamento europeo all'art. 9 invece fa distinzioni proprio su quei dati particolari, vietandone il trattamento? Non si vede proprio quale limitazione alla dignità e alla libertà dei cittadini possa derivare dal trattamento dei loro dati sensibili. Anzi, trattare dati sensibili dei cittadini può avere solo ripercussioni positive sui cittadini stessi che possono essere serviti meglio, in modo più efficiente, mirato ed intelligente da chi (enti, imprese, professionisti) fornisce i servizi ai cittadini. Non confondiamo il trattamento dei dati con la discriminazione sociale che sono due cose diverse. E' giusto condannare e punire la discriminazione sociale, ma è sbagliato punire e sanzionare chi tratta i dati dei cittadini senza il loro consenso esplicito e informato. Per fare un esempio, se so che una persona è mussulmana (orientamento religioso), so che probabilmente certi alimenti preferisce evitarli e quindi mi posso regolare nei suoi confronti evitando di servirgli alcolici o carne di maiale. Se so che una persona soffre di una certa patologia (dato sanitario), posso evitare comportamenti e decisioni che potrebbero essere pericolose per la sua salute. E' una scelta di rispetto e di libertà nei confronti di una persona, se posso sapere che ha un particolare orientamento religioso, politico, sessuale o è affetto da certi patologie. Ritengo quindi il GDPR una gran stupidaggine europea.

Certamente, ci possono anche essere abusi da parte di soggetti che sfruttano la conoscenza  degli orientamenti delle persone per trarne un vantaggio personale. Tuttavia ciò riguarda una serie di  comportamenti che vanno trattati e sanzionati a parte e che hanno poco a che vedere con il trattamento dei dati.

Il GDPR non rimuove gli ostacoli di ordine economico e sociale, ma ne introduce di nuovi in violazione dell'art. 3 della Costituzione. Per esempio, l'obbligo di nominare un DPO (Data Protection Officer), art. 37 del GDPR,  è un ostacolo di ordine economico, perché il DPO è un professionista che va pagato e occorre disporre delle risorse economiche per poterlo pagare. Trattare dati definiti sensibili anche senza il consenso dell'interessato, senza nominare un DPO, non vuol dire limitare o violare la dignità e la libertà dei cittadini, ma vuol solo dire semplificare e facilitare la conoscenza dei cittadini, dei loro orientamenti in modo da poterli servire meglio e predisporre la logistica al loro servizio in modo più efficiente. Per questo ritengo il GDPR una gran stupidaggine europea in violazione della costituzione.

Richiedere il consenso esplicito per il trattamento dei dati sensibili come obbliga il GDPR è un altro ostacolo di ordine economico e burocratico, perché impone procedure che comportano dei costi per chi deve offrire dei servizi ai cittadini al fine di permettere il pieno sviluppo della loro persona umana. Per questo ritengo il GDPR una gran stupidaggine europea, anticostituzionale perché in violazione dell'articolo 3 della Costituzione, per cui ne chiedo e ne auspico l'abolizione.  Ciò non significa negare il diritto all'oblio, se una persona chiede che i suoi dati vengano cancellati o non trattati da un certo soggetto.

Per finire, ricordo che l'Informatica è la scienza dell'informazione, la scienza che si occupa di come trattare l'informazione e quindi i dati informativi (sensibili o meno) in forma automatica. Il GDPR è solo un ostacolo e un intralcio per la scienza dell'informazione e il suo sviluppo.

GDPR, il dazio dell'Europa


  • Con il GDPR, la nuova normativa europea sulla privacy (Regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 aprile 2016) che entra in vigore il 25 maggio 2018, l'Europa, a mio avviso, infligge e impone ad aziende e organizzazioni europee ed extra europee una sorta di mega dazio da far impallidire i dazi americani
    Posted on
  • by
  • in
Multi-orientable Italian toilet paper holder

Multi-orientable Italian toilet paper holder (Photo credit: Wikipedia)

Con il GDPR, la nuova normativa europea sulla privacy (Regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 aprile 2016) che entrerà in vigore il 25 maggio 2018, l'Europa, a mio avviso, si è auto-inflitta e ha imposto ad aziende e organizzazioni europee ed extra europee una sorta di mega dazio da far impallidire i dazi del presidente americano Donald Trump.

Qual è il significato della parola "dàzio". Lo dice il vocabolario loZingarelli: "Somma dovuta allo Stato e, in passato, al comune per l'entrata o l'uscita di merce dal suo territorio". In questo caso la "merce" sono i dati delle persone.

Sì, perché l'adeguamento alla nuova normativa da parte di aziende, enti, professionisti, ecc, non solo comporta una pesante spesa aggiuntiva, una somma di denaro da esborsare che va a rendere meno competitivi i prodotti e i servizi europei che costeranno di più, ma comporta anche il pagamento di pesanti sanzioni, una somma aggiuntiva dovuta allo Stato, in caso di violazione delle normative e che andrà a ripercuotersi sui prezzi dei prodotti e dei servizi, soprattutto europei, rendendo l'Europa un terreno rischioso per le aziende non europee che ci penseranno su due volte prima di investire in Europa.

Naturalmente non viene usata la parola "Dàzio" che suona male alle orecchie di cittadini e imprese. Viene invece usata la parola GDPR: General Data Protection Regulation che suona meglio e viene digerita meglio dai cittadini, facendo finta di fargli credere di avere a cuore la protezione dei loro dati.

Dal mio punto di vista è una gran menata, una supposta ben impacchettata per metterla in quel posto ai cittadini europei. Non se ne sentiva il bisogno di una normativa mega-burocratica di 180 e più pagine volta a incrementare il lavoro buroindotto.

Se ci pensi bene, i dati anagrafici, i dati sanitari, come quelli giudiziari, religiosi, politici, ecc., di per sé non hanno un valore, non sono una merce da proteggere, da nascondere in un sistema sano, in una economia e in una società sana. I dati diventano una merce da proteggere solo in un sistema malato, in una società e in una economia malata e perversa quale è la nostra economia di mercato e di capitalismo selvaggio. Solo in una economia di mercato, in una società individualista basata sulla competizione, i dati diventano merce e possono acquisire un valore di mercato funzionale al marketing, alla vendita di prodotti di consumo, all'orientamento politico e religioso. 

Solo in una società malata si sente la necessità di proteggere i dati come se fossero una sorta di diritto d'autore, una proprietà privata oggetto di predazione da parte di chi non ha scrupoli. In una società malata come la nostra, basata sul capitalismo selvaggio, non sono i dati delle persone, dei cittadini, la merce principale da proteggere. Sono invece le risorse comuni le merci da proteggere. E quando parlo di risorse comuni mi riferisco all'acqua, al diritto di accesso all'acqua, alla terra, al diritto di accesso alla terra, all'aria, al mare, alle risorse energetiche, al diritto di accesso all'energia, ai frutti della terra e del mare, al cibo, ecc. merci che vanno sotto il nome di "beni comuni".

Tutte risorse che invece vengono sistematicamente inquinate e sottratte ai cittadini per conferirle ad enti privati di tipo capitalistico e finanziario legittimando il loro accaparramento dietro il pagamento di somme da parte di entità private, invece di riconoscere e riaffermare il concetto che le risorse, come i dati delle persone, sono beni comuni e come tali devono restare a disposizione di tutti.